Quando due anime del Purgatorio apparvero a Padre Pio.

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Quando due anime del Purgatorio apparvero a Padre Pio.

L’amore di Padre Pio per le anime del purgatorio è conosciuto da tutti, come il suo pregare incessantemente molti rosari, a volte fino a 35 al giorno, per liberarle e “svuotare il purgatorio”, come diceva spesso. Quello che non molti sanno che le apparizioni di anime che venivano a chiedere le sue preghiere iniziarono sin da piccolo. 

Raccontiamo qui due episodi che ci fanno comprendere l’importanza della Messa per i nostri defunti, e quanto essi aspettano le nostre preghiere, sicuramente dopo aver letto questo, la nostra messa non sarà più la stessa. 

Padre Pio non perse l’opportunità di intercedere per le anime del purgatorio, né durante la Messa né in altri momenti.

È necessario riconoscere che le anime del purgatorio non erano indifferenti a tali preghiere, come raccontarono due frati che, vedendo padre Pio alzarsi dal tavolo mentre pranzavano, lo seguirono incuriositi fino alla porta d’ingresso del convento.

Quando arrivò, il prete si fermò e cominciò a parlare con qualcuno che era invisibile ai suoi fratelli.

Sorpresi di ciò che stava accadendo, si avvicinarono, chiedendosi se sarebbe stato in qualche confusione mentale.

Ma Padre Pio, con un sorriso, ha spiegato:

“Oh, non preoccuparti! Sto parlando ad alcune anime che, nel loro cammino dal purgatorio al cielo, si sono fermate qui per ringraziarmi perché stamattina le ho ricordate durante la Santa Messa.”

Una sera Padre Pio stava riposando in una stanza, al pianterreno del convento, adibita a foresteria. Era solo e si era da poco disteso sulla branda quando, improvvisamente, ecco comparirgli un uomo avvolto in un nero mantello a ruota. Padre Pio, sorpreso, alzandosi, chiese all’uomo chi fosse e che cosa volesse. Lo sconosciuto rispose di essere un’anima del Purgatorio. “Sono Pietro Di Mauro. Sono morto in un incendio, il 18 settembre 1908, in questo convento adibito, dopo l’espropriazione dei beni ecclesiastici, ad un ospizio per vecchi. Morii fra le fiamme, nel mio pagliericcio, sorpreso nel sonno, proprio in questa stanza. Vengo dal Purgatorio: il Signore mi ha concesso di venirvi a chiedere di applicare a me la vostra Santa Messa di domattina. Grazie a questa Messa potrò entrare in Paradiso “.

Padre Pio assicurò che avrebbe applicato a lui la sua Messa… ma ecco le parole di Padre Pio: “Io, volli accompagnarlo alla porta del convento. Mi resi pienamente conto di aver parlato con un defunto sol-tanto quando usciti nel sagrato, l’uomo che era al mio fianco, scomparve improvvisamente. Devo confessare che rientrai in convento alquanto spaventato. A padre Paolino da Casacalenda, Superiore del convento, al quale non era sfuggita la mia agitazione, chiesi il permesso di celebrare la Santa Messa in suffragio di quell’anima, dopo, naturalmente, avergli spiegato quanto accaduto”.

Qualche giorno dopo, Padre Paolino, incuriosito, volle fare qualche controllo. Recatosi all’anagrafe del Comune di San Giovanni Rotondo, richiese ed ottenne il permesso di consultare il registro dei deceduti nell’anno 1908. Il racconto di Padre Pio, corrispondeva a verità. Nel registro relativo ai decessi del mese di settembre, Padre Paolino rintracciò il nome, il cognome e la causale della morte: “In data 18 settembre 1908, nell’incendio dell’ospizio è perito Pietro di Mauro, fu Nicola”.

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